“Sulla genitorialità” di Marilde Trinchero

family-hand-1636615_960_720 (2)La genitorialità è un allenamento continuo a spogliare un figlio da quell’ideale che ciascuno di noi ha in mente, con il quale rischiamo ogni giorno – se non prestiamo sufficiente attenzione – di vestirlo, quel figlio. La genitorialità è l’impegno che si produce quotidianamente nel fornire a un figlio lo spazio che si merita di cure, di attenzioni, di pensieri, di educazione. La genitorialità è fatica: di quando sei stanco e vorresti fare qualunque cosa tranne che occuparti di quel figlio e dei suoi legittimi bisogni. La genitorialità è paura, terrore a volte: che quel figlio si ammali, che soffra fisicamente e/o emotivamente, perché l’ impotenza che provi in quei momenti è di gran lunga peggiore di qualunque dolore che hai provato per te. La genitorialità fa i conti con l’indicibile: che quel figlio muoia prima di te, che l’hai messo al mondo. Uno schianto per cui non esiste nome. La genitorialità è una burrasca che talvolta aumenta di intensità con il numero dei figli, e che quando si placa permette di vedere quante cose preziose si sono imparate durante quelle giornate storte. Perché un figlio ci fa inciampare, ci insegna, ci mette a contatto con il limite. Un figlio ci accompagna, mentre noi genitori accompagniamo lui per i percorsi della vita, dell’amore. Ci riempie, ci nutre tantissimo, specie quando noi siamo così fragili da chiedergli che sia il nostro unico nutrimento. Un figlio è tanto, tantissimo, ma non dovrebbe mai essere tutto. Perché quel tutto crea al figlio troppa sofferenza e mantiene socchiuse per noi porte importanti. La genitorialità è un viaggio colorato, di risate, di impronte del passato e proiezioni nel futuro; è uno scoperta continua dell’altro e mentre scopri l’altro conosci davvero te. La genitorialità è un bivio: si può scegliere di non diventare mai genitori e vivere una vita piena e creativa. Ma se si prende quella strada è bene essere consapevoli che i messaggi che tuttora arrivano sulla genitorialità la tradiscono continuamente, perché tacendone le parti oscure o ponendo troppo l’accento sulle prestazioni: dei padri, delle madri, dei figli, ne danno una visione parziale, incompleta. Ne tradiscono la bellezza.
Marilde Trinchero

Tratto  da una prefazione per un libro di racconti per ://genitoricrescono.com/

http://www.viagiacosa.it

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