WABI SABI

wabi sabi 3

E’ un concetto giapponese che parla dell’arte dell’imperfezione,wabi-sabi riguarda il processo e non il prodotto, parla del passare del tempo e del deterioramento delle cose. Per praticare il wabi- sabi  è necessario accettare il processo della natura , il passare del tempo, l’assenza di vita. Ci insegna che siamo in un constante processo di cambiamento e che dobbiamo dare valore ad ogni momento della nostra giornata. Wabi- sabi è prendersi cura di un di un giornale ingiallito e trasformarlo.. , creare disegni con sassi trovati per caso  nei viaggi..

Melania

Wabi sabi is a Japanese concept that speaks about art of imperfection, and |or  the willingness to accept things as they. Wabi sabi is about process , not product. It s about aging  and decay. Wabi sabi requires that we slow down to take notice of hidden things, imperfection and the passing of the time the absence of life. This concept teaches us that we are in a constant state of change and we must value that which is  in the moment .Wabi -sabi like taking a  yellowed newspaper and transforming it… , to create a drawing with  some stones we found on ours travel…

Melania 

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9 risposte a “WABI SABI

  1. E’ un concetto molto interessante e anche familiare nell’arte, che mi ha da sempre affascinata e attratta. Grazie per aver presentato la versione giapponese. Wabi sabi è un nome dal suono piacevolissimo, ripetuto più volte di seguito ricorda il ticchettio di un orologio (che associo col trascorrere del tempo, così centrale nel processo). Mi piacerebbe però capire meglio l’elemento che riporti come “assenza di vita”: come viene affrontato? Grazie
    Artemis

  2. Cara Artemis ho scoperto da poco, per caso, il concetto di wabi sabi e ne sono rimasta così affascinata…
    Wabi e sabi, due parole zen, significano all’incirca, l’una quiete, tranquillità, protezione e l’altra silenzio, solitudine, malinconia. Il wabi sabi insegna, infatti, a vedere il valore della fragilità, dell’effimero, della deperibilità.
    Mi piace il concetto di cogliere la bellezza nell’imperfezione , nelle cose semplici e incomplete e anche morte (ecco l’assenza di vita ), ma forse per questo più autentiche, più reali ,niente di più lontano da della nostra estetica occidentale tesa a cercare a cercare da sempre il bello, la raffinatezza e la precisione.

  3. Molto interessante, mi ricorda il secondo principio della termodinamica e l’entropia, ha le stesse caratteristiche.
    Se non sbaglio Ernst Gombrich scrisse che “l’arte occidentale attinge sempre all’arte orientale”, specificando che ciò avviene soprattutto nei momenti di difficoltà.
    Penso che ci interessiamo all’arte orientale per recuperare un contatto con la natura ed i suoi ritmi, per ristabilire un equilibrio…

  4. Trovo interessante questo concetto di wabi sabi… Credo che noi tutti da bambini, forse anche ora, abbiamo recuperato sassi, vetri, pezzi di elettrodomestici, foto dei genitori da giovani… Dandogli un’altra forma, un altro colore… Ovviamente senza soffermarsi a pensare..
    Sarebbe molto interessante invece fare dei gruppi di wabi sabi, per lavorare insieme e accettare il passare del tempo, il cambiamento. Che a volte fa paura.

  5. Flora, per libere associazioni,le tue parole mi fanno venire in mente Luois Bourgeois, ecco come questa grande artista parla del suo lavoro
    ” esorcizzare i demoni che mi inseguono fin dall’infanzia… una volta terminata la scultura sento che ha eliminato l’ansia che provavo. Gli artisti progrediscono così: non è che migliorino, è solo che ogni volta sono capaci di resistere meglio ai loro propri assalti. L’ unica vera arte che ho praticato tutta la vita è stata l’arte di combattere la depressione, la dipendenza emotiva… quello che mi interessa è la conquista della paura. Nascondersi, confrontarsi, esorcizzare, vergognarsi, tremare e alla fine avere paura della paura stessa. Questo è il mio tema. Questo credo è il tema.”

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  7. Veramente un concetto affascinante! Non ne avevo mai sentito parlare in questi termini, ma credo sia qualcosa di istintivo e primordiale che purtroppo arriviamo spesso a soffocare, imprigionati in una dimensione adulta troppo razionale, impostata, preoccupata e poco incline al “lasciarsi andare”. Mi viene in mente il bellissimo modo in cui i bambini piccoli si avvicinano agli oggetti da cui sono attratti, semplicemente spinti dal desiderio di toccare, sentire, mettere in bocca… e prontamente, dall’alto, arriva un urlo o una mano che vieta il contatto e la scoperta rompendo la magia in modo drastico. E così già da bambini facciamo fatica a coniugare quiete, tranquillità, protezione, con silenzio, solitudine, malinconia. Come se offrire spazio all’assenza o tempo al silenzio, fosse sbagliato.
    C’è una scena che mi ha colpito molto in questi giorni per quanto paradossale e, anche se pare distantissima, credo sia emblematica: in riva ad un fiume, dopo attimi di forte ansia, un gioco di plastica con luci e suoni è stato la sola fonte di tranquillità per una mamma che voleva proteggere il proprio figlio da possibili incidenti con i sassi …
    Wabi sabi. Sì, ce n’è proprio bisogno!

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