Sono finalmente andata a visitare il museo del ’900 a Milano.
Subito all’entrata, mi sono fermata davanti al Quarto Stato, di Pellizza da Volpedo.
La riproduzione di questo quadro e’ stata appesa per diversi anni in camera mia, quando ero una adolescente e da studente manifestavo con gli operai, contro la società borghese. Per me rappresentava lotta e ribellione ed era il simbolo di un manifesto politico.
Ma quello che ho visto ora, guardando attentamente il grande quadro, era tutt’altro. Mi sono apparsi dei forti contrasti di cui non avevo neanche percepito l’esistenza.
Sul fondo del quadro, la campagna verde era viva, vitale, in contrasto con il primo piano,il terreno su cui marcia il gruppo degli uomini, grigio e spoglio.
I due uomini in prima fila guardano davanti a se’, senza incontrare lo sguardo dell’osservatore. E’ la donna che cerca il contatto, che rivolge loro la parola, con un atteggiamento quasi disperato– come se sapesse che non li può fermare.
Anche il bambino che ha in braccio, con la testa ciondolante, sembra rinforzare l’impotenza della madre.
Quello che ne esce ai miei occhi, e’ un’immagine triste e desolante, un’assenza di dialogo ed una certa disperazione sorda che fa procedere nonostante tutto, un’immagine che non corrisponde alla forza e alla potenza che io pensavo questo quadro rappresentasse
Non avevo ancora imparato a vedere o guardavo attraverso altri occhi ?
Mimma
The Fourth Estate
I finally went to visit the museum of ’900, in Milan. At the entrance I stopped in front of the Fourth Estate by Pellizza da Volpedo.
This picture has been hanging on the wall of my bedroom when I was an adolescent and , as a student, I was protesting with the workers against the capitalistic society. In my view it represented fight and rebelliousness and it was a political statement .
But what I saw now, looking at the art work, was completely different. I saw very strong contrasts of which I have been totally unaware.
In the background of the picture, the nature was green and lively, against the dull foreground , grey and empty, where the men were marching.
The first two men, in the front line, are looking ahead, without meeting the viewer’s eye. It is the woman who tries to attract their attention, with an almost desperate gesture – as if she knew she couldn’t stop them . Even the baby in her arm, with his dangling head , seems to reinforce his mother’s helplessness .
What reaches my eyes is a sad and desolated image, an absence of dialogue and a deaf desperation that keeps people going in spite of everything, an image that doesn’t correspond to the one of power and strength that I thought this picture was representing.
Was I not yet able to see or I was looking through a set of different eyes?
Mimma

5 commenti
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201231312012bFri, 13 Jan 2012 19:05:17 +0000UTC 13,2008 a 8,15
Melania
cara mimma poni un quesito molto interessante .
Le cose che noi vediamo cambiano perchè cambia il nostro occhio, e questo devo dire mi piace!
comunque io vedo sempre più forza che rassegnazione in questa immagine o forse meglio tutte e due insieme…
mi vien in mente questa citazione di Andrè Gide
“Le idee chiare e precise sono le più pericolose, perché allora non si osa più cambiarle; ed è un’anticipazione della morte.” Melania
201231312012bTue, 17 Jan 2012 17:04:20 +0000UTC 13,2008 a 8,15
Annalisa Fabbri
Sto seguendo i commenti sul quadro visto da Mimma e la risposta di Melania non mi piace, nel senso che non rende giustizia ai fatti, a ciò che Mimma comincia a vedere. Fino ad adesso era cieca per esempio rispetto alla sua adolescenza, adesso ha recuperato un’immagine che proviane da quel periodo e l’immagine le parla di lei stessa.
Mi sembra che Mimma sia animata da uno spirito di ricerca e per quanto chiaro il suo pensiero trovo che quello di Kabir lo sia di più.
“Canzoni dell’amore infinito” Sellerio 1996 traduzione di Brunilde Neroni.
Annalisa
201231312012bWed, 18 Jan 2012 00:04:59 +0000UTC 13,2008 a 8,15
Melania
ciao Annalisa ,
non capisco bene quello che vuoi dire ma mi interessa capirlo meglio., ci provo..
io ho posto l’accento, in generale, sul fatto che il nostro occhio cambia e cambia di conseguena l’oggetto che noi guardiamo,
è un pensiero , forse il primo che mi è venuta in mente appena ho letto l’articolo di mimma ,
in che senso non rende giustiza ai fatti?
ciao
201231312012bWed, 18 Jan 2012 15:05:36 +0000UTC 13,2008 a 8,15
Annalisa Fabbri Bombi
Non si tratta di occhio, o di visione, o di pulsione scopica ma di sentimento, di ciò che muove una persona nel suo percorso individuale.
Il nostro io attraversa fasi diverse durante il ciclo della vita. Ha fasi di inizio e fasi di consolidamento.
Secondo il mio parere Mimma è in una fase d’inizio e il tuo commento mi è parso una stroncatura, un porre l’accento non sulla speranza e
su di un nuovo inizio ma sulla morte.
Puoi trovare indicazioni sulle fasi dell’io in Verena Kast ” La dinamica dei simboli”. Fondamenti della psicoterapia junghiana1990. Edizioni Magi
Un saluto
Annalisa
201231312012bWed, 18 Jan 2012 16:02:37 +0000UTC 13,2008 a 8,15
Melania
il mio commento non voleva riferirsi alla vita di Mimma o alla sua adolescenza, chi sono io per giudicare e perchè dovrei farlo in questo spazio…
il mio commento è un piccolo pensiero volante per dire ..” ma guarda che belle parole dice Mimma per farci riflettere sui cambiamenti e sulla mutevolezza dell’occhio e del cuore …”